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Sabina Fornetti e il sogno paralimpico del sitting volleyVersione stampabile


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Lo scorso weekend si è disputato a Fossano (CN) il raduno della Nazionale Italiana femminile di sitting volley in preparazione al torneo di qualificazione alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro, che si svolgerà a Hangzhou, in Cina, dal 17 al 23 marzo. Tra le giocatrici convocate c'era anche la piemontese Sabina Fornetti, tesserata dalla stagione 2015-2016 per la società Volley Got Talent di Fossano. L'abbiamo raggiunta telefonicamente e intervistata.

Saluzzese, classe '76, Sabina sta seguendo il suo sogno paralimpico da qualche anno, da quando ha deciso di intraprendere un'attività sportiva che, in Italia, è ancora in fase di sviluppo: basti pensare che il sitting volley, infatti, fa parte del programma delle Paralimpiadi già dal lontano 1976. «Il raduno è andato molto bene - ha ammesso Sabina - ed è stato organizzato alla perfezione dalla mia società, che per realizzarlo ha dovuto addirittura spostare tutte le partite in programma al palazzetto. L'emozione più grande è stata, senza dubbio, la presenza di più di 700 ragazzi delle scuole nella giornata di sabato, che hanno giocato con noi e cantato l'Inno Nazionale; sulle gradinate erano presenti anche un paio di ragazzini con disabilità».

Per una Nazionale ancora alle prime armi, la partecipazione al torneo di qualificazione in Cina è già un traguardo importante: «Siamo nate da poco, abbiamo alle spalle solo 8 raduni e le altre 14 nazionali saranno agguerrite: non partiamo favorite ma ci proveremo; la squadra più forte è senza dubbio la Cina, nel frattempo avremo un altro raduno nel fine settimana a Nola e un torneo internazionale a febbraio. Al momento, l'unica esperienza "internazionale" l'abbiamo avuta con la Slovenia, terza nel ranking europeo».

La passione per lo sport di Sabina è esplosa fin dai tempi delle scuole dell'obbligo: «Quando ero più piccola i professori di educazione fisica mi facevano sempre fare tutto quello che facevano gli altri: basket, pallavolo... Gli sport di squadra sono sempre stati quelli che mi hanno affascinata di più perché includono una serie di variabili che quelli individuali non hanno: l'allenarsi tutte insieme, la condivisione delle vittorie e delle sconfitte, il rapporto con le compagne. Per questo posso già essere orgogliosa di quanto ottenuto fin ora: far parte della Nazionale rappresenta, di per sé, un'emozione fortissima».

In chiusura di intervista, un pensiero per rendere questo sport ancora più diffuso: «Il problema delle strutture è di fondamentale importanza: abbiamo bisogno di palestre accessibili per permettere a tutti di praticarlo; in più, dobbiamo parlarne, dandogli il risalto che merita perché il sitting volley può essere giocato, insieme, da persone disabili e non». 

Il sitting volley si pratica su una superficie rettangolare di 12 metri di lunghezza e 5 di larghezza; la rete è alta 1,15 metri per gli uomini e 1,05 per le donne. Le squadre sono composte da 12 giocatori ciascuna di cui 6 in campo (5 più il libero); per ogni squadra possono partecipare due atleti classificati come "disabili minimali", ovvero che abbiano, dopo valutazione medica, una disabilità considerata lieve. Le regole del gioco sono pressoché le stesse della normale pallavolo (vince la squadra che per prima raggiunge quota 3 set, con 25 punti) a parte qualche piccolo accorgimento: si gioca, ovviamente, da seduti e i giocatori, per esempio, non sono obbligati ad indossare scarpe; in caso di parità sul punteggio di 2 set a 2, si procederà al tie break (la quota per vincere il set è fissata a 15 punti).



20/01/2016


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