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Carlotta Gilli, la nuova stella del nuoto paralimpico č piemonteseVersione stampabile


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Cinque medaglie d'oro, una d'argento e un record del mondo: alla prima partecipazione ad un Campionato Mondiale di nuoto paralimpico, l'atleta torinese della Rari Nantes e delle Fiamme Oro ha confermato le grandi attese della vigilia sbaragliando la concorrenza a Città del Messico nei 100 farfalla, 100 dorso, 100 stile libero, 50 farfalla 200 misti.

Torniamo un po' indietro nel tempo, quando hai iniziato e perché hai scelto proprio il nuoto?

La mia storia con il nuoto è lunghissima, avevo solo sei mesi quando i miei genitori mi portarono in piscina, dapprima facendo acquaticità per poi iniziare i corsi di nuoto veri e propri. Abitando a Moncalieri ero vicinissima alla Polisportiva Ronchi Verdi, laddove iniziò tutto: personalmente non avevo il pallino del nuoto ma i miei mi spinsero a praticarlo perché era uno sport completo, che faceva bene per la crescita. Da lì non ho più smesso, iniziando con il pre-agonismo e passando, all'età di dieci anni, all'agonismo con la Sisport Fiat e, successivamente, alla Rari Nantes dove sono tutt'ora tesserata.

Te l'aspettavi tutti questi successi al primo mondiale?

Le aspettative c'erano: guardando i tempi delle start-list ero davanti a tutte. Partire con i favori del pronostico e salire sul gradino più alto del podio, però, sono due cose completamente diverse, la certezza di arrivare primi non c'è mai fino a quando non hai la medaglia al collo. Nonostante questo, però, ero sicura e consapevole delle mie possibilità grazie al grande lavoro di preparazione fatto con la mia società, con il mio allenatore e con il CT della Nazionale. I potenziali problemi erano solo due: non sapevo come il mio corpo avrebbe potuto reagire alle gare in altura e, essendo la mia prima esperienza ad un Mondiale, non conoscevo le reali potenzialità delle mie avversarie in queste condizioni. Questi fattori avrebbero potuto cambiare decisamente le carte in tavola.

Cosa hai provato a vincere tutte queste medaglie d'oro?

È stata una bellissima esperienza dove ho vissuto emozioni indimenticabili. Prima della gara d'esordio ero un tantino timorosa perché si trattava dei 100 dorso, non proprio il mio cavallo di battaglia: è una specialità che non faccio praticamente mai, che alleno poco e che non sapevo bene come gestire e affrontare, un vero e proprio terno al lotto! Quando poi sai di aver vinto una gara che non senti tua, sali sul podio, senti l'inno e vedi la bandiera italiana più in alto di tutte capisci di aver fatto qualcosa di straordinario. Tutto questo mi ha dato una grandissima carica e una grandissima tranquillità per le gare successive, permettendomi di gestire al meglio la tensione; lì per lì mi sono detta: se ho vinto la gara più difficile, posso farcela in tutte le altre e così è stato.

Cosa ti hanno detto i compagni di Nazionale, lo staff tecnico e dirigenziale?

Ho conosciuto i miei compagni, il CT e lo staff tecnico durante un raduno a Lodi nel maggio 2016, sentendomi subito come a casa. Sono felicissima di far parte di questo gruppo perché sono stata accolta molto bene nonostante non conoscessi nessuno: appena arrivata mi sono addirittura stupita quando ho scoperto che tutti loro, al contrario, mi conoscevano benissimo e sapevano tutto di me! Tutta questa fiducia nei miei confronti mi ha spinto a intraprendere definitivamente il percorso nel nuoto paralimpico. A Città del Messico, subito dopo ogni gara, tutti i miei compagni e gli allenatori venivano ad abbracciarmi per festeggiare la vittoria insieme.

Obiettivi futuri? Pensi alle Paralimpiadi?

Il 2020 è ancora lontano, tantissime cose possono cambiare ma l'obiettivo numero uno resta le Paralimpiadi di Tokyo. Prima, però, ci saranno le tappe delle World Series, gli Europei a Dublino, i Mondiali in Malesia e, successivamente, di nuovo gli Europei. In ogni caso cercherò di arrivare a Tokyo al meglio delle mie possibilità.


Questa settimana hai ricevuto, a Roma, il Collare d'Oro al Merito Sportivo del CONI, un riconoscimento eccezionale riservato ad atleti eccezionali, che emozione si prova a vincerlo così giovane?

Devo dire la verità, quando me l'hanno comunicato ero molto emozionata: nonostante ne avessi già sentito parlare non pensavo fosse la più alta onoreficenza sportiva italiana e che si potesse ricevere solamente una volta nella vita. A soli 16 anni devo dire che non me l'aspettavo, è stata una bellissima sorpresa perché alla cerimonia di premiazione c'erano tutti i più grandi campioni italiani del nuoto, da Gregorio Paltrinieri a Federica Pellegrini. Il giorno successivo sono stata anche premiata dal Capo della Polizia Franco Gabrielli come atleta delle Fiamme Oro.

Vuoi ringraziare qualcuno?

Le mie due società, Rari Nantes Torino e Fiamme Oro, il mio allenatore Andrea Grassini e il CT della Nazionale Riccardo Vernole.

 



25/12/2017


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